VINCENZO LAVIOSA A SERVIZIO DEI GOVERNATI D’EUROPA E D’AMERICA ALL’ INIZIO DEL ‘900.iIL 12 DICEMBRE 1935 THE NEW YORK TIMES PUBBLICA LA NOTIZIA DELLA MRTE DEL FOTOGRAFO GROTTAGLIESE

Le storie degli uomini che hanno lasciato un segno durante la propria esistenza terrena, e che in alcuni casi, “paesani” che nella storia non avranno un posto e meriti, tali da non essere ricordati ne con lapidi o monumenti.
La città di Grottaglie ha avuto protagonisti della storia di fine ‘800 che hanno lasciato un segno tangibile nella storia della città, il fotografo Vincenzo Laviosa e l’archetto Marcello Piacenti, che hanno “incrociato” l’esistenza del compositore Ottorino Respighi (Bologna, 9 luglio 1879 – Roma, 18 aprile 1936), musicologo italiano, noto soprattutto come autore di poemi sinfonici.

Iniziò gli studi musicali di pianoforte e violino sotto la guida del nonno Giuseppe, per poi andare in Russia in qualità di prima viola dell’orchestra del Teatro Imperiale a San Pietroburgo per la stagione d’opera italiana; fu in quel contesto che ebbe modo di studiare, per cinque mesi, con Nikolaj Rimskij-Korsakov, con il quale poté apprendere a fondo l’arte della sinfonia orchestrale e del poema sinfonico.

OPERA DI VINCENZO LAVIOSA DEL 1927, FOTOGRAFO IN ROMA E NEW YORK, FOTOGRAFO DELLA CASA REALE ITALIANA.

Respighi si spense infatti nel 1936, all’età di 56 anni, nella sua villa romana “I Pini” (da lui fatta costruire sul Gianicolo su progetto dell’architetto Marcello Piacentini) a causa di un’endocardite. È sepolto alla Certosa di Bologna. Marcello Piacentini (Roma, 8 dicembre 1881 – Roma, 18 maggio 1960) è stato un architetto e urbanista italiano. Fu protagonista sulla scena dell’architettura italiana nel trentennio 1910-1940, assumendo la figura di massimo ideologo del monumentalismo di regime soprattutto per la sua febbrile opera di regia applicata praticamente a tutta l’attività architettonica e urbanistica del ventennio fascista.

Dal dopoguerra fu oggetto di forti polemiche politiche a causa del suo legame con il regime, polemiche che innescano un giudizio critico sulla sua persona, mentre sull’opera di architetto, urbanista, docente universitario, direttore di riviste, coordinatore di interventi pubblici, scrittore, critico, e maestro di giovani architetti non si è ancora intrapresa una completa e rigorosa opera critica.


VINCENZO LAVIOSA
La storia della fotografia annovera tra i più importanti fotografi della storia, un giovane “ragazzo” del sud, pugliese, che ha avuto la capacità artistica e professionale di ritrarre i reali d’Inghilterra e del Regno d’Italia, il Duce, il futuro presidente degli Stati Uniti FDR-Franklin Delano Roosevelt ed Arturo Toscanini: Vincenzo Laviosa da Grottaglie in provincia di Taranto..

La storia e la formazione culturale di Laviosa, è certamente da attribuire a papà, (2) Filomeno LAVIOSA (Drammaturgo-Letterato-Giornalista-Insegnante) nacque a Grottaglie il 21 gennaio 1859, da Angelo, avvocato, e Vincenza Perrucci. Dotato di grandi capacità e di una buona cultura, intraprese l’attività dell’insegnamento che, negli anni successivi continuò a svolgere solo per garantire il sostentamento alla sua famiglia (nel 1896 il Consiglio Comunale adotterà un provvedimento di sospensione dall’insegnamento).Altre erano, infatti, le sue vocazioni: la poesia, la letteratura, e soprattutto il giornalismo. Oltre al Faro, il suo giornale più longevo, egli fondò il Risveglio Salentino e La Sfida. Fu autore drammatico e, come tale fu premiato, nel 1893, dall’Unione Umberto I. Fu anche poeta, soprattutto poeta satirico; nella sua poesia impresse tutto il vigore del proprio temperamento, della propria satira sferzante, a volte irriverente. Vincenzo Laviosa nacque a Grottaglie il 9 maggio 1887 e appena quattordicenne, nel 1901, iniziò il suo apprendistato nei laboratori fotografici Iozzi, Desiati, Albano, Cimpincio. Come abbiamo avuto modo di scrivere, nella città delle ceramiche vi è fermento culturale, artistico e didattico, in fatti, sta prendendo “forza” le contaminazioni di un gruppo di pittori, della cosi detta “scuola grottagliese” del Novecento quali, Ciro Fanigliulo, Gennaro Lupo, Ciro Francesco D’Amicis, Arcangelo Spagnulo, Oronzo Manigrasso, Emanuele De Giorgio, Angelo Peluso, Annibale Arces, Mario e Benedetto D’Amicis”.

Molti di questi artisti sono stati alunni della Scuole d’Arte di Grottaglie (TA) istituita con Regio Decreto 27 settembre 1887, un istituzione che vede la luce a pochi mesi dalla nascita di Vincenzo Laviosa, e quindi non si può escludere che il bravo fotografo abbia frequentato la Regia Scuola della Ceramica, considerato che nel suo breve percorso professionale , è stato riconosciuto anche come pittore e scenografo. Di quel periodo, infatti, è anche la presenza a Grottaglie, di (1)“Angesilao Flora, che nasce a Latiano il 29 Luglio 1863 da una famiglia di artisti. Suo padre era un apprezzato pittore ed un suo procugino, l’alcantariano Padre Pietro Antonio da Chiaia, al secolo Abramo Flora…egli frequentò gli studi dell’architetto Gaetano Koch e del pittore Cesare Maccari e del decoratore Girolamo Savoranelli, aveva affinato le proprie qualità, specializzandosi soprattutto nella decorazione, nella quale raggiunse risultati di sicuro rilievo, che gli guadagnarono commesse

importanti come gli affreschi del teatro romano “Argentina”. Flora non fu soltanto un valente decoratore, giacchè egli si dimostrò sempre capace di passare con esiti altrettanto efficaci alla pittura e , finanche, alla statuaria in cartapesta. A Gallipoli, in provincia di Lecce, fondò una scuola “Scuola d’arte applicata all’industria”.(1)
Il nostro fotografo , apprende i primi rudimenti della fotografia nella città di Taranto nel 1901, e grazie al suo talento e la sua attitudine gli permisero di diventare, a soli 19 anni, direttore di studio nello stabilimento fotografico Broia a Taranto.(2)Una breve storia introduttiva dell’arte di “disegnare con la luce”,la Fotografia deriva dal greco φῶς, φωτός, luce e -grafia γραϕία, scrittura ovvero “scrittura disegnare con la luce”. A Joseph Nicéphore Niépce, viene attribuita l’invenzione della fotografia, cominciò a studiare la sensibilità alla luce del cloruro d’argento e nel 1816 ottenne la sua prima immagine fotografica, nel 1829 fondò con Louis Daguerre, una società per lo sviluppo delle tecniche fotografiche. Nel 1839 il fisico François Arago presentò all’Accademia delle scienze francese il brevetto di Daguerre, chiamato dagherrotipo, una scatola di legno con un obiettivo.

Nel 1861, poi, arriva la fotografia a colori, grazie al matematico e fisico scozzese James Clerk Maxwell (1831 – 1879), che spiegò che la sovrapposizione dei filtri rosso, verde e blu (oggi diremmo RGB) restituivano una immagine a colori. Maxwell fa fotografare tre volte la stoffa tipica scozzese (quella dei kilt) ponendo sopra l’obiettivo i tre filtri ed ottenendo, così, la prima fotografia a colori della storia. Alla realizzazione di essa collaborò anche il fotografo e inventore inglese Thomas Sutton (1819 – 1875), che costruì e brevettò la prima reflex della storia. Nel 1888 nasce la box Kodak e il mercato fotografico odierno, il protagonista assoluto di questo passaggio fondamentale è l’imprenditore statunitense George Eastman (1854 – 1932) che in quest’anno fonda la Kodak (il cui nome non significa nulla, come spiega lo stesso Eastman: “la chiamai “Kodak” perché era un nome breve, vigoroso, facile da pronunciare e, per soddisfare le leggi sui marchi depositati, non significava nulla”) e inizia a promuovere la prima macchina fotografica destinata a tutti, la Box Kodak, con cui nasce il mercato fotografico come lo intendiamo ancora oggi. Da allora la fotografia non sarebbe stata più la stessa. Il celebre slogan “You press the button, we do the rest” (“Voi schiacciate il bottone, noi facciamo il resto”) .1889-1935: nasce la fotografia a colori e il 35 mm, nel 1895, il mondo dell’immagine viene “travolto” da un’altra rivoluzione, il cinematografo dei fratelli Lumière, utilizzante pellicola 35mm, come il Kinetoscope di Edison, ma volto, oltre che a registrare le immagini, anche a proiettarle.

Nasce il cinema. Nel 1898 il fotografo dilettante italiano Secondo Pia (era un avvocato astigiano) fotografa per la prima volta al mondo la Sacra Sindone, rivelando la sua natura di negativo fotografico e cambiando radicalmente il mezzo di diffusione dell’immagine della Sindone nel mondo, prima affidato alle arti manuali, contribuendo pertanto in maniera determinante ad accrescerne la devozione popolare e la conoscenza. E sempre nel 1932 inizia la produzione dei primi obiettivi prodotti dalla Nippon Kogaku, i Nikkor. E’ l’inizio di una (altra) leggenda. Nel 1933, a proposito di leggende, i due musicisti americani Leopold Mannes e Gowoski mettono a punto una pellicola a colori universalmente riconosciuta, la Kodachrome. Anche la giapponese Minolta, fondata nel 1928, entra in campo con le sue prime fotocamere per pellicola a rullo e, pochi anni dopo (nel 1934), l’imprenditore giapponese Tashima Kazuo fonda la Precision Optical Instruments Laboratory e realizza, con l’aiuto della Nippon Kogaku, la Hansa Kwanon, un prototipo di fotocamera a telemetro 35mm: è l’alba della Canon, il cui marchio verrà registrato nel 1935, anno in cui la Hansa Canon andrà in produzione.
Come visto, Vincenzo Laviosa vive personalmente, la “rivoluzione” della fotografia e della cinematografia,(2) è’ certamente uno dei personaggi grottagliesi di maggior successo di questo secolo. Nel 1908 giunse il primo importante riconoscimento: la giuria dell’Esposizione internazionale di Roma gli conferì il Gran Premio con medaglia d’oro per gli alti meriti nella produzione fotografica. Uno degli episodi più celebri legati all’attività italiana di Vincenzo Laviosa è quello del ritratto, realizzato il 18 dicembre 1922, al capo del governo Mussolini.

Questi, entusiasta del ritratto, così scrisse sotto la foto: “Al Grand’Ufficiale Laviosa che mi ha finalmente riprodotto quale sono”. Il suo grande amico, il tenore Beniamino Gigli, lo incoraggiò a varcare l’Oceano e nel 1923 impiantò un suo studio fotografico a New York, al n.15 della East strada. Il Commendatore Vincenzo Laviosa, che nel 1921 era stato insignito dell’onorificenza di Grand’Ufficiale della Corona d’Italia e poi del Cavalierato dell’Ordine Mauriziano, ricevette numerose attestazioni di stima, alcune delle quali raccolte dall’Architetto D’Ascenzi. Tra questi il generale Armando Diaz, Francesco Saverio Nitti, Filippo Turati, Samuele Cantore, Trilussa, Aristide Sartorio, Sem Benelli. Vincenzo Laviosa, che intanto aveva trasferito il suo studio nella centralissima Quinta strada, divenendo punto di riferimento di fotografi e studiosi della fotografia. Suoi sono i ritratti, oltre che del Duce, di Arturo Toscanini (1926), il Duca e Duchessa di Windsor, e del futuro Presidente degli Stati Uniti FDR-Franklin Delano Roosevelt.

La sua breve storia artistica e professionale, termina negli Stati Uniti il 12 dicembre 1935, dove arrivò nel 1923,. La notizia è pubblicata dal The New York Times lo stesso giorno, e riporta “VINCENZO LAVIOSA.

Ex fotografo ufficiale della famiglia reale italiana. Vincenzo Laviosa, residente a New York dal 1923, è morto ieri al Columbus Hospital di un’affezione al fegato dopo una malattia di pochi giorni. Aveva 46 anni. Lascia due fratelli, Angelo in questa città, e Pasquale, ufficiale della Marina Italiana. Lo studio e la residenza del signor Laviosa era al 743 della Fifth Avenue. Esperto di ritratti, il signor Laviosa aveva fotografato molti personaggi famosi, tra cui Mussolini, che diceva: “Finalmente sono stato ritratto come realmente sono”; Franklin D. Roosevelt, mentre era governatore di New York; James J. Walker, Bishop Manning, Alfred E. Smith, Babe Ruth and Paul Whiteman. Gran Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia.”

(1)Pittori del XX secolo: La scuola di Grottaglie. Gennaro Lupo- Città di Grottaglie. Antonio Basile-Arte in Puglia fine dell’Ottocento al secondo dopoguerra.
(2) Grottagliesi XX secolo-edizioni Zoom di Francesco Occhibianco.
(3) Ringraziamento a Salvatore Brittanico per la collaborazione.
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