D’Alò (ovviamente solo sulla sua pagina fb!!!) “Sono forse le figure più bistrattate. Quelle di cui, diciamoci la verità, vi lamentate più spesso. Perché “non fanno il loro lavoro” e, quando lo fanno, diventano “troppo rigidi”. Perché se chiudono un occhio sbagliano, se fanno rispettare le regole sbagliano lo stesso.
Eppure, mercoledì sera, sotto una pioggia che sembrava non voler finire mai, sono stati proprio loro a dimostrare, ancora una volta, cosa significhi davvero servire una città.
L’acqua cadeva dal cielo senza tregua. Le strade di Grottaglie si trasformavano in torrenti, le case si allagavano, la gente era in difficoltà. Una di quelle sere in cui il senso di impotenza rischia di avere la meglio.
Ma c’è chi non si tira indietro, anche quando potrebbe.
Serenella Arces, Massimo Turco, Ciro Monopoli, Antonio Russo e Alex Giannese avevano finito il turno. Potevano tornare a casa, asciutti, al sicuro. Invece, hanno scelto di rientrare in servizio. Non per obbligo, ma per senso del dovere. Non perché qualcuno glielo ha imposto, ma perché la responsabilità verso la città, per loro, vale più di qualsiasi orario di lavoro.
Hanno soccorso cittadini in difficoltà, si sono fatti trovare nei punti più critici, hanno collaborato con i volontari della Protezione Civile, hanno affrontato ogni emergenza con lucidità e dedizione. Hanno lavorato fianco a fianco con l’Assessora alle Politiche Sociali per risolvere una situazione delicata, aggravata da quella pioggia incessante. E hanno collaborato con il tecnico e gli operai in reperibilità – Alessio Cairone, Luigi Spartano e Franco Caramia – anche loro accorsi per affrontare le criticità e ripristinare la sicurezza nelle zone più colpite.
E lo hanno fatto in silenzio. Senza clamore. Senza aspettarsi applausi.
Oggi, però, l’applauso glielo faccio io. A nome di tutta Grottaglie. Perché servire una città significa esserci sempre: anche quando la città non è clemente con loro, anche quando nessuno guarda.
E loro c’erano.
Grazie”.
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