Grottaglie: la via Appia antica.

di Elio FRANCESCONE

Credo che sappiate che la nostra “ridente” cittadina e’ attraversata da questa meravigliosa testimonianza romana,simbolo dell’ingegno e delle capacita’ di coloro che hanno conquistato il mondo.

Volete conoscerne la storia?

“La realizzazione della via Appia fu intrapresa nel 312 a.C. in un momento cruciale della storia di Roma, nel pieno della seconda guerra sannitica, che aveva visto i Romani subire l’onta delle forche caudine (321 a.C.).

Ebbe il nome dal suo ideatore il censore Appio Claudio detto il Cieco, illuminato e ambizioso amministratore della cosa pubblica e tra i sostenitori dell’espansione del dominio romano nelle regioni meridionali. Egli concepì il progetto di collegare con un percorso veloce Roma con Capua (Santa Maria Capua Vetere), al fine di consentire rapidi spostamenti di truppe armate proprio nel cuore dei territori popolati dalle genti di lingua osca.

La costruzione dell’Appia nella fase avanzata della seconda guerra sannitica (327- 304 a. C.) fu il segno che il progetto di espansione si era ormai consolidato.

Era, infatti, ormai maturo probabilmente il disegno di prolungare la strada fino a Taranto, la gloriosa colonia greca sottomessa qualche anno prima, nel 272 a.C., con l’obiettivo di giungere poi fino a Brundisium, testa di ponte verso l’Oriente, dove, infatti, venne dedotta una colonia tra il 246 e il 243 a.C

Ideata, dunque, per scopi militari, la via segna e accompagna l’affermazione del potere di Roma gradualmente fino alle estreme regioni meridionali. Il prolungamento fino a Brindisi fu probabilmente posto in atto dopo la deduzione della colonia e dopo la conclusione della prima guerra punica (241 a. C.), che certamente aveva fatto maturare la necessità di contatti rapidi con i porti del bacino del Mediterraneo. Fu presumibilmente completata tra la prima e la seconda guerra punica, vale a dire tra il 241 e il 219 a.C..

La via Appia rappresenta in concreto con il suo lungo tragitto il consolidamento e la realizzazione di un grande sogno che man mano aveva preso corpo. Dopo le guerre annibaliche, infatti, i Romani poterono intraprendere la conquista della penisola balcanica e dell’Asia Minore.

Nel suo sviluppo totale l’Appia, regina viarum, come la definì il poeta romano Papinio Stazio, raggiunse la misura di 364 miglia pari a circa 530 km.

La rilevanza rivestita dall’Appia è attestata dalla cura ad essa riservata a più riprese dai governanti. Molti imperatori vollero legare il proprio nome a grandi opere di restauro o di potenziamento. Sono numerose le iscrizioni incise sui cippi miliari che ricordano tali interventi. Si distinsero tra tutti Traiano e Nerva. Giulio Cesare e più tardi l’imperatore Marco Aurelio disposero opere di restauro a proprie spese e persino Teodorico, re dei Goti, promosse opere di restauro lungo il Decennovium, il canale che fiancheggiava l’Appia nella piana pontina.

Tuttavia la sua funzione di grande asse di collegamento tra Roma e Brindisi non venne mai veramente meno, anche se, nel tempo la strada subì opere di riassestamento che portarono lentamente all’abbandono di numerosi tratti e alla riorganizzazione di un nuovo tracciato ancora oggi pienamente funzionante, la SS 7, che solo in parte coincide con il tracciato antico”(Dacamminodellappia).